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Matera e la Lucania, regione del “mistero”​

A proposito di regioni “misteriose”: Basilicata o Lucania? perché questa regione ha due nomi?Sgombriamo subito i dubbi: il nome più antico, Lucania, pare derivi da “lucus”, terra di boschi; il nome odierno, Basilicata, è citato per la prima volta nel 1175 e probabilmente deriva da “Basiliskos”, amministratore bizantino, a cui la regione fu soggetta.Ad essere precisi, l’antica Lucania comprendeva quasi tutta l’odierna Basilicata, con l’esclusione della zona di Venosa e Melfi e della zona nord-orientale di Matera, ma con l’aggiunta a ovest del Cilento e del Vallo di Diano, oggi in Campania, e a sud-ovest del fiume Lao, oggi in Calabria.Ma, forse, queste distinzioni non sono così importanti: in viaggio non devono esistere i confini e l’ingrediente segreto per rendere indimenticabili le nostre vacanze è proprio la voglia di perdersi.

Iniziamo il nostro itinerario da Matera, con i suoi famosissimi “Sassi”. La città è il simbolo di una storia a lieto fine, dall’abbandono alla rinascita; immaginate di vivere in queste abitazioni, scavate nel tufo sin dalla Preistoria e per tutto il Medioevo, con i vostri animali, insieme ai vostri familiari. Di 2997 abitazioni censite negli anni ‘50, ben 1641 erano composte da un solo vano, senza aria né luce…si capisce perché la popolazione si trasferì in nuove case, “moderne”, determinando tuttavia l’abbandono della città antica.

Il piano di recupero, del 1986, oggi mostra i suoi frutti: la città è stata dichiarata Capitale Europea della Cultura nel 2019. Ora i “Sassi” son famosissimi (e location di almeno 15 film!) e si sono aperti anche alle tendenze artistiche più innovative: una visita alle cantine di Palazzo Pomarici, per esempio, permetterà di conoscere una meravigliosa collezione che riunisce oltre 200 sculture, dal ‘900 a oggi.

I più curiosi, poi, potranno anche visitare i quartieri costruiti proprio negli anni ‘50 dai migliori architetti dell’epoca che cercarono di replicare, in chiave moderna, la vita comunitaria dei Sassi: date uno sguardo al quartiere “Spine Bianche”, “La Martella” o “Borgo Venusio”. E infine, quando si parla di Matera, spesso ci si dimentica del “Piano” che, con le sue chiese e piazze barocche, si staglia come una terrazza sopra la roccia.

Bisognerebbe anche visitare Irsina, ad appena 45 km; il borgo, accovacciato su un alto colle, vale il viaggio per il convento di San Francesco, con affreschi del XIV secolo, e per la maestosa cattedrale di Sant’Eufemia, che custodisce una statua attribuita ad Andrea Mantegna, il celebre artista padano che, qui, sembrerebbe fuori luogo. Ci sono ancora studi in corso per capire se l’opera fu realizzata effettivamente da Mantegna, ma la somiglianza con la sua tavola custodita a Capodimonte (e commissionatagli da un religioso di Irsina) è impressionante…

Il giorno successivo, incontreremo la nostra guida per visitare il Parco della Murgia Materana, con oltre un centinaio di chiese rupestri, nascoste dalla fitta vegetazione. La morbida calcarenite fu scavata e scolpita con la stessa perfezione che troviamo in Cappadocia o in Tunisia, aride località dove l’acqua fu sempre il fondamento della progettazione urbanistica.

Ma sarà il terzo giorno, probabilmente, a lasciarci stupefatti: percorrendo meno di 20 km da Matera, arriveremo alla “Cripta del Peccato Originale” o “Grotta dei Cento Santi”, aperta su prenotazione.

I dipinti risalgono al IX secolo, preziosa testimonianza in cui lo stile benedettino si fonde, nella maestà dei personaggi e nella ricchezza degli abbigliamenti, con lo stile della pittura orientale.

Naturalmente, avremo anche tempo per le delizie locali, assaggiando l’”Oliva infornata”, lavorata in modo singolare. Una prima scottatura in acqua a 90°C per pochi minuti, una successiva salagione a secco e un’ulteriore infornata accentuano la sapidità del frutto, mantenendo allo stesso tempo la dolcezza caratteristica della majatica.

Arriveremo quindi a Venosa, dominata da un castello del XV secolo, dove trascorreremo la notte. Il giorno successivo, insieme alla guida, visiteremo l’abbazia della Santissima Trinità, un complesso antichissimo e incompiuto, al cui interno si trova Tomba degli Altavilla, mercenari normanni che, agli inizi dell’ XI secolo, diedero vita al primo regno unitario nell’Italia meridionale.

Proseguiremo quindi per Melfi, fermandoci al Museo Archeologico per ammirare il “sarcofago di Rapolla”, che racconta una storia ancora tutta da scrivere: quella delle donne che furono vittime e artefici della potenza di Roma, costruendo, con i loro matrimoni, le carriere politiche di uomini che, a differenza loro, sono ricordati per l’eternità.

Nel pomeriggio ci sarà il tempo per una sosta immancabile: una cantina dove scoprire l’Aglianico del Vulture, le cui viti sono allevate ai piedi di un vulcano spento da millenni.

Il quinto giorno andremo nelle Dolomite Lucane, chiamate in questo modo per la loro somiglianza con le più famose Dolomiti Alpine. Queste frastagliate montagne di arenaria si generarono 15 milioni di anni fa e, oggi, si stagliano su boschi di roveri, carpini e tigli; nascosto tra le vette, uno dei borghi più conosciuti è Pietrapertosa che, nella sua parte antica, conserva l’antico nome saraceno di Arabat.

Gli ultimi due giorni saranno dedicati alla zona tra Tursi e Metaponto, tra le colline dorate di calcare e il blu del mare. Attraversando i calanchi lucani, arriveremo a Policoro dove la visita al Museo Archeologico permetterà di farci rivivere la storia delle colonie greche di Siris ed Heraclea. Nel pomeriggio andremo a Craco, borgo abbandonato dell’XI secolo, su un picco affacciato sul torrente Salandrella: un luogo fuori dal tempo, dominato dal silenzio.

E, infine, Metaponto, per conoscere le tracce di un glorioso passato, tanto che qui Pitagora fondò la sua scuola. E naturalmente, se abbiamo ancora qualche giorno, potremo rilassarci in uno dei tratti più suggestivi dello Ionio, tra Puglia e Calabria.

Il mistero, insomma, è capire come mai la Basilicata sia così poco conosciuta!

Eugenio Buffa di Perrero

dal 1974 con Voi

emanuele

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