Questa volta, dopo le Marche, la nostra “Estate Italiana” ci porta in Umbria, nel centro dell’arte, della natura e del bel vivere.

A Urbino avevamo conosciuto il “pictor divinus”, Raffaello Sanzio, ancora bambino.

Con questo itinerario conosceremo il padre della pittura italiana, Giotto, e poi Perugino, proprio il maestro di Raffaello, e ancora Luca Signorelli, che influenzò Michelangelo.

Sette giorni dove, dall’Arte Bizantina approderemo alla Maniera Moderna…e, anche questa volta, sette giorni che appagheranno anche gli altri sensi, soprattutto il gusto!

Il tour parte da Assisi dove, insieme alla nostra guida, conosceremo il Patrono d’Italia, San Francesco. Visiteremo le due basiliche, per ammirare gli affreschi di Cimabue, Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti.

Per capire le innovazioni apportate da Giotto è sufficiente ammirare il volto del santo, che riceve la benedizione dal Papa. Francesco, infatti, è un santo che finalmente sorride!    Ha poco in comune con le espressioni ieratiche, e un po’ anafettive, dei suoi predecessori; Cennino Cennini, già nel XV secolo, scrisse che “Giotto rimutò l’arte del dipingere di greco in latino e ridusse al moderno”: l’artista abbandonava le immagini fisse e un po’ astratte dei predecessori, recuperando il contatto con la natura.

Il giorno successivo, con la nostra macchina, seguiremo la guida a Perugia. I luoghi da visitare sono davvero innumerevoli…e allora ne citiamo solo alcuni, sicuri che la nostra guida, dopo la visita alla Galleria Nazionale, ci saprà suggerire quello per noi più interessante.

L’antichissima chiesa di San Severo custodisce un affresco di Raffaello Sanzio; l’Oratorio di S. Bernardino è una sinfonia di colori morbidissimi: Agostino di Duccio, nel XV secolo, riuscì a miniare travertino e marmo di Carrara, serpentino e pomato di Assisi, portando il gusto rinascimentale fiorentino senza trascurare il misticismo gotico allora prevalente.

Ma, forse, il luogo più meraviglioso è il Collegio del Cambio con gli affreschi realizzati da un certo Pietro Vannucci, conosciuto da tutti come “il Perugino”: artista “celeberrimus, excellentissimus peritissimus” (etc. etc!) che riuscì a sbaragliare Botticelli e Pinturicchio; la sua fama passò in secondo piano solo quando divenne ancor più celebre il suo allievo: Raffaello Sanzio, per l’appunto.

Ma Perugia è conosciuta anche per un cioccolatino famosissimo, dalla forma irregolare, che oggi si regala a S. Valentino. Non tutti sanno che, in origine, questa pralina si chiamava “cazzotto”. Fu Giovanni Buitoni, amministratore delegato della Perugina, a trovare un nome più dolce…pensiamoci quando, scartando i Baci, leggiamo le frasi d’amore!

Il terzo giorno, in macchina, arriveremo a Spello, con la Cappella Baglioni di Pinturicchio e poi a Foligno, per visitare Palazzo Trinci, in cui Gentile da Fabriano rappresentò una vera enciclopedia figurata dell’Umanesimo.

E infine, arriveremo a Spoleto dove, forse, il luogo più magico è la chiesa di S. Pietro, con una facciata di sculture enigmatiche, antologia della simbologia medioevale.

Il quarto giorno percorreremo 85 km e visiteremo Narni, borgo che nasconde una città sotterranea. Nel pomeriggio libero, si consiglia una fuga alla Cascata delle Marmore, tra le più alte in Europa!

Il quinto giorno, percorrendo 90 km, visiteremo Todi arrivando poi a Orvieto.

Todi, etrusca, romana e medioevale, è dominata dalla Chiesa di San Fortunato, dal cui campanile c’è una vista che lascia senza fiato.

A Orvieto trascorreremo gli ultimi due giorni. La città, con le sue dimore, le chiese e i campanili, sorge sopra 1200 grotte; naturalmente, visiteremo il Pozzo di San Patrizio, del XVI secolo, profondo 54 m, che avrebbe fornito acqua in casi di assedi.

Avremo il tempo per assaggiare la selvaggina (e ancora: quaglie, tortore e palombe, cucinate nei modi più diversi), la “gallina umbriaca”, gli umbricelli (pasta fresca fatta a mano), le lumachelle (dolcetti fatti con acqua, farina e formaggio), senza dimenticare l’olio e il vino, prodotti sin dal tempo degli Etruschi (ovviamente una degustazione dell’Orvieto Classico Superiore è inclusa nel tour!).

Nel pomeriggio libero, consigliamo una passeggiata a Civita di Bagnoregio, la “città che muore”, incastonata su una rupe di tufo, erosa dal Tevere, in un paesaggio lunare fatto di bizzarri calanchi.

Il nostro viaggio non può concludersi senza il Duomo, quasi sproporzionato rispetto alle strette vie che lo circondano. Qui, tra i riverberi dell’oro e il rosso dei mosaici, tra statue trecentesche e colonne ritorte, si trovano le “Storie degli ultimi giorni, gli affreschi avviati da Beato Angelico e Benozzo Gozzoli nel 1400 e completati da Luca Signorelli nel secolo successivo; Michelangelo trovò l’ispirazione per il suo “Giudizio Universale” proprio tra queste folle di diavoli e dannati, tra queste schiere di angeli ed anime elette.

Una regione, quella dell’Umbria, in cui il senso divino è ancora presente, oggi come nei tempi antichi.

Bernard Berenson, nel suo viaggio, scrisse a proposito di queste terre: “una rivelazione…che mi fece ringiovanire…perché mi sentivo rinascere a un nuovo regno, a una nuova vita più ampia”.

eugenio buffa di perrero